Repubblica casca nella falsa Minetti

Repubblica casca nel fake

Repubblica casca nel fake

La Minetti non sarà un genio, ma fino a scrivere su twitter di non andar in Consiglio Regionale per la palestra. Per altro per non assomigliare alla Fornero. Il tutto da un account con soli 137 tweet, uno status “Avant Minette” e come località http://www.formigonia.it. Eppure La Repubblica ci ha creduto, pubblicando un suo tweet fotografato con l’iPhone. Internet è pieno di insidie.

p.s. Repubblica si è corretta

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Niente soldi, niente sport

Calcetto

Calcetto

Alzi la mano chi ha smesso di giocare a calcetto perché non ha più soldi? Consolatevi, non siete soli. In Toscana sono 3.832 gli iscritti alla Uisp tra i 15 e i 39 anni che non hanno rinnovato la tessera. Problemi economici, che li faranno invecchiare peggio.

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Scalfari scrive per Berlusconi

Il nuovo libro di Scalfari

Il nuovo libro di Scalfari

Nonostante il suo giornale abbia guidato per settimane una campagna per chiedere agli scrittori di abbandonare l’editrice Mondadori, di proprietà di Berlusconi, Eugenio Scalfari ha pubblicato il suo ultimo libro per Einaudi. Che è di Berlusconi.

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Sabina di lotta, di governo e di finanza

Sabina Guzzanti

Sabina Guzzanti

C’è cascata pure lei. La castigatrice Sabina Guzzanti è stata fregata da un finto investitore, che le ha rubato 400mila euro promettendole guadagni veloci del 12%. Alla notizia, i suoi fan si sono imbestialiti e lei ha risposto dicendo “non sono l’unica che cerca il guadagno facile”. Ma il guadagno facile, si sa, o è illegale o è speculazione. In entrambi i casi, non è da lei.

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Quote rosse, non rosa

Emma Marcegaglia

Nella rossa toscana, dove le pari opportunità sono sbandierate a destra e a manca, le quote rosa nelle aziende (private e pubbliche) sono ancora un miraggio. Anzi, nelle società quotate sono il 10% tra cda e collegi sindacali, contando anche le figlie dei fondatori e i sindaci supplenti.

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Io, speriamo che me la cavo

Matteo Renzi

Schiacciato tra le notizie da Tokyo sul Maggio Musicale che “rientra ma anche no”, e le assemblee infuocate dei familiari degli orchestrali, il sindaco Matteo Renzi tenta di cambiare discorso e nella sua newsletter si chiede “perché la Libia è scomparsa dai nostri schermi, dalle nostre pagine, dai nostri discorsi”? E noi ci domandiamo: ma che giornali legge?

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Il caso Caruso non è meritocrazia, ma sfruttamento

Paola in sciopero della fame

Paola in sciopero della fame

Dopo quattro giorni di sciopero della fame di Paola Caruso, le risposte di De Bortoli e del Cdr, le risposte al mio post, è il momento di un secondo pensiero. Non c’entra se qualcuno ha superato Paola. Sette anni in attesa, tra promesse e speranze, lavorando come una redattore, ma senza gli stessi diritti, è sfruttamento.

Molti blogger, soprattutto giornalisti, hanno detto che se lei è stata superata da un “pivello della scuola di giornalismo” forse lui se l’è meritato. Tra i grandi redattori se ne parla poco. Anche alcuni amici mi hanno detto la stessa cosa, ritrovandosi in quella categoria dei “pivelli”. Non mi interessa chi sia il ragazzo, se venga dalla scuola di giornalismo del Corriere, o se sia raccomandato. Mi torna in mente la mia coinquilina “pivella di una scuola”, che aveva alle sue spalle anni di abusivismo in redazione a Reggio Emilia. Ma, in questo caso, penso solo a Paola.

Andando sull’archivio del Corriere, vedo che scrive abbastanza (più i pezzi per il sito) per una collaboratrice senza un ruolo fisso – cioè non inviata in procura, palazzo comunale, borsa, parlamento ecc. – e penso alle attese che avranno generato su di lei quei rinnovi di contratto per 7 anni.

Ripropongo il mio pensiero. Ogni tanto, io torno dai capi e chiedo come va il mio lavoro. Mi è sempre stato risposto che sono bravo e che mi vogliono tenere, ormai neppure ci credo più, anche perché quasi mai alle promesse sono seguiti i fatti. Mi domando soltanto perché al Corriere non hanno detto sei anni fa a Paola: “non sei capace, preparati a essere scavalcata sempre”. Forse avrebbe subito puntato a fare altro.

Cosa aspettano al Corriere, come a Repubblica, come al Messaggero o in tutti i giornali e giornaletti di provincia? Perché non fanno la selezione all’entrata “tu bravo, ci puntiamo. Tu fai schifo, prova da un’altra parte”? Oggi gli aspiranti giornalisti aspettano 10-12 anni, almeno quelli che possono permetterselo economicamente, o sono bravi a portare avanti molte collaborazioni insieme. Io, forse, dovrò aspettarne 22? Anzi dovrei, perché non ho idea di come potrei fare!

La Precaria (di Roma) nemica della precaria (del Corriere) in sciopero della fame

 

Paola Caruso

Paola Caruso

Mentre Repubblica.it chiede di raccontare le scandalose offerte di lavoro precario, Paola Caruso, precaria da 7 anni al Corriere della Sera, ha iniziato uno sciopero della fame dopo essere stata sorpassata dall’ultimo arrivato. Ma alcuni colleghi nella stessa condizione l’hanno criticata di opportunismo!!!

Mi ha colpito una certa Rachele Zinzocchi. La tizia dice di essere precaria da 10 anni, sembra al Tempo, e si descrive come “Consulente LUISS attività web e editoriali, Social network & media manager R&D”. Quando uno racconta di avere troppi lavori, mi sorgono sempre tanti dubbi.

Insomma, la Zinzocchi ha risposto che “è troppo comodo” quello che fa la Caruso, mentre lei “lotta” da 10 anni, aggiugendo “Sciopero di fame e sete, così guadagno pure pubblicità? Ci riesco benissimo ma non è la soluzione”. A parte che, vedendo le foto, non glielo consiglierei proprio. Ma che cazzo di risposta è, nei confronti di una persona che lotta per quello per cui dovresti lottare tu?

Stimo molto quel Marco che sul blog di Gilioli ha commentato “Rachele, forse è anche grazie alle persone come Lei che le cose, soprattutto quelle ingiuste, non cambiano mai nel nostro Belpaese”. Non so che fine farà la Caruso, le auguro tutto il bene. Ma comincio a pensare che sia arrivato il momento di non piegarci più.

Io non sono nella sua condizione critica, il mio precariato dura da molto meno tempo, anche se è altrettanto vuoto di prospettive. Però la sostengo. E spero che se un giorno troverò un posto fisso, o almeno più sicuro, non diventi come quei vecchi che continuano a dire “un po’ di gavetta ti fa bene”, senza domandarti da quanto la fai, come vivi, e soprattutto chi sei.

L’ipocrita Odifreddi sfotte Repubblica. E lei gli dà un blog

Piergiorgio Odifreddi

Dopo aver sfottuto Vito Mancuso sul Corriere per aver scritto su Repubblica che rimanere con la casa editrice di Berlusconi era sbagliato dopo la legge ad aziendam, Repubblica dà a Odifreddi un blog. E lui lo intitola: “il non-senso della vita”. Forse della sua, vista l’ipocrisia.

La storia è incredibile. Mondadori è in causa per evasione fiscale. Assolta due volte, è in Cassazione, dove spesso questi casi si ribaltano. Ecco spuntare una legge che salva chi è già stato assolto due volte (guarda caso), pagando una minima penale. Mondadori, ovviamente, la sfrutta.

Il teologo Vito Macaluso scrive su Repubblica, nemica di Mondadori per il vecchio caso che li divide, che rimanere in un aziende che si fa le leggi per sé è sbagliato. Odifreddi, editorialista di Repubblica, dice al Corriere che Macaluso è ipocrita perché la “sua” Chiesa ruba più soldi allo Stato Italiano.

A parte che paragonare una fede, religiosa o politica, a affari economici è veramente da stupido. Ma poi lo dice lui, che scrive di continuo contro il governo che lecca il culo alla Chiesa, e poi chiede accoglienza a Berlusconi per pubblicare i suoi libri.

Eppure Repubblica gli ha dato anche un blog, a cui lui ha messo un titolo che è tutto un programma. Nel primo post attacca gli intellettuali, i poeti, i teologi e tutti quelli che, secondo lui, si fanno “seghe mentali”, domandosi il senso della vita.

Secondo lui, matematico, tutte queste cose sono inutili. Meglio chiedersi come funziona un cellulare. Bene, legittimo pensiero. Però questo spiega perché è così ipocrita da legarsi al nemico per affari. D’altronde la sua vita non ha un senso morale, ma solo fisico. E non c’è niente di più fisico dei soldi.

Servi all’infinito, e oltre…

Vittorio Feltri

“Ogni quotidiano conquista il pubblico con il materiale di cui dispone. La Repubblica con i diari notturni di mignotte da 1000 euro a botta; il Giornale con gli appartamenti di An venduti a società offshore a quattro soldi e occupati dai familiari del presidente della Camera”. Lo scrive Vittorio Feltri su Panorama. E penso che Boffo non sarebbe d’accordo…

Devo dire che il fondo lascia a bocca aperta. Gli attacchi a Repubblica di servilismo a Fini sono continui, accuse bellissime da uno che ha tirato fuori la storia della casa di An affittata a prezzo scontato al cognato solo dopo che il cognato l’ha messo in quel posto al padrone, il caro Silvio. Senza contare che mentre Scajola era stato corrotto (reato) da Anemone comprandogli una parte della casa, su Fini non c’è reato, anche se la moralità è discutibile.

E poi la storia dei diari notturni. Bellissima. Come se non ricordasse di Boffo, quello che Feltri ha fatto dimettere da L’Avvenire dopo le critiche al caro Silvio, con tanto di dossier segreto: era uno stalker gay. “La ricostruzione dei fatti descritti nella nota non corrisponde al contenuto degli atti processuali” ha scritto novanta giorni dopo il “direttore”, che nel frattempo aveva rovinato la vita e la reputazione del povero Boffo. Una “doverosa precisazione”, ha aggiunto che riguarda “una persona perbene”.

A me una volta scrissero su una bacheca universitaria che avevo la faccia come il culo. Ecco, spero che qualcuno l’abbia scritto anche sulla bacheca della redazione di Panorama, rivolgendosi a Feltri.