La Precaria (di Roma) nemica della precaria (del Corriere) in sciopero della fame

 

Paola Caruso

Paola Caruso

Mentre Repubblica.it chiede di raccontare le scandalose offerte di lavoro precario, Paola Caruso, precaria da 7 anni al Corriere della Sera, ha iniziato uno sciopero della fame dopo essere stata sorpassata dall’ultimo arrivato. Ma alcuni colleghi nella stessa condizione l’hanno criticata di opportunismo!!!

Mi ha colpito una certa Rachele Zinzocchi. La tizia dice di essere precaria da 10 anni, sembra al Tempo, e si descrive come “Consulente LUISS attività web e editoriali, Social network & media manager R&D”. Quando uno racconta di avere troppi lavori, mi sorgono sempre tanti dubbi.

Insomma, la Zinzocchi ha risposto che “è troppo comodo” quello che fa la Caruso, mentre lei “lotta” da 10 anni, aggiugendo “Sciopero di fame e sete, così guadagno pure pubblicità? Ci riesco benissimo ma non è la soluzione”. A parte che, vedendo le foto, non glielo consiglierei proprio. Ma che cazzo di risposta è, nei confronti di una persona che lotta per quello per cui dovresti lottare tu?

Stimo molto quel Marco che sul blog di Gilioli ha commentato “Rachele, forse è anche grazie alle persone come Lei che le cose, soprattutto quelle ingiuste, non cambiano mai nel nostro Belpaese”. Non so che fine farà la Caruso, le auguro tutto il bene. Ma comincio a pensare che sia arrivato il momento di non piegarci più.

Io non sono nella sua condizione critica, il mio precariato dura da molto meno tempo, anche se è altrettanto vuoto di prospettive. Però la sostengo. E spero che se un giorno troverò un posto fisso, o almeno più sicuro, non diventi come quei vecchi che continuano a dire “un po’ di gavetta ti fa bene”, senza domandarti da quanto la fai, come vivi, e soprattutto chi sei.

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4 commenti su “La Precaria (di Roma) nemica della precaria (del Corriere) in sciopero della fame

  1. Solo qualche precisazione.

    1. Quando parla o si rivolge a me, è pregato – Lei come chiunque altro – di evitare termini che possono risultare assai sgradevoli come “una certa” o “la tizia”.

    2. Lei scrive: “La tizia dice di essere precaria da 10 anni, sembra al Tempo”. La invito dunque a citarmi la fonte di tale mia presunta frase, poiché io non ho mai detto né scritto, né pensato una affermazione del genere, non essendo io una “precaria”, tantomeno al Tempo (con cui collaboro felicemente) ed essendo piuttosto – ed essendomi anzi semmai persino definita, come sempre faccio, “libera professionista”.

    3. Quanto ai miei pensieri sul caso, il cui senso non corrisponde comunque al modo da Lei riportato, se non concordano coi suoi ben venga: siamo in democrazia e ognuno può pensarla come vuole. Finché però la libertà di ciascuno non limiti quella altrui, non leda il rispetto né rechi offesa in alcun modo altri. Che è appunto ciò che la invito a fare ora e sempre – portare rispetto a me e ai miei pensieri, come io rispetto le sue diverse opinioni.

  2. Sono contento che mi abbia risposto.
    Alla luce della sua risposta, mi domando però come mai si sia tanto infervorata per la storia di Paola Caruso. Se non è una precaria, ma una libera professionista, dovrebbe essere felice della sua situazione. Che vuol dire “lotto da dieci anni”? E’ un enorme controsenso. Paola, invece, non vuol essere e non è una libera professionista. E la sua affermazione secondo cui sarebbe “troppo comodo” risolvere il problema con uno sciopero della fame, è assolutamente fuori luogo.

  3. Ripeto e chiudo: ognuno ha, giustamente, la sua visione delle cose e quanto alla mia, sui vari social network, l’ho ampiamente spiegata e motivata, tra l’altro iniziando proprio col manifestare la mia solidarietà a Paola, che la merita come la meritano le mille “Paole” nella sua situazione e peggio. Rispetto il suo parere: lei – invito ancora – non manchi di rispetto al mio.
    Per il resto, mi perdoni ma, a differenza di Paola, non ho (almeno per ora) scelto di rendere pubbliche le mie vicende. Dunque, non mi resta che augurarle buon lavoro, nella speranza di risentirla per altre vicende (ove non mi trovi ad esser chiamata “tizia” o “una certa”… 🙂

  4. Pingback: Il caso Caruso non è meritocrazia, ma sfruttamento « Stay Behind (the truth)

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