Il caso Caruso non è meritocrazia, ma sfruttamento

Paola in sciopero della fame

Paola in sciopero della fame

Dopo quattro giorni di sciopero della fame di Paola Caruso, le risposte di De Bortoli e del Cdr, le risposte al mio post, è il momento di un secondo pensiero. Non c’entra se qualcuno ha superato Paola. Sette anni in attesa, tra promesse e speranze, lavorando come una redattore, ma senza gli stessi diritti, è sfruttamento.

Molti blogger, soprattutto giornalisti, hanno detto che se lei è stata superata da un “pivello della scuola di giornalismo” forse lui se l’è meritato. Tra i grandi redattori se ne parla poco. Anche alcuni amici mi hanno detto la stessa cosa, ritrovandosi in quella categoria dei “pivelli”. Non mi interessa chi sia il ragazzo, se venga dalla scuola di giornalismo del Corriere, o se sia raccomandato. Mi torna in mente la mia coinquilina “pivella di una scuola”, che aveva alle sue spalle anni di abusivismo in redazione a Reggio Emilia. Ma, in questo caso, penso solo a Paola.

Andando sull’archivio del Corriere, vedo che scrive abbastanza (più i pezzi per il sito) per una collaboratrice senza un ruolo fisso – cioè non inviata in procura, palazzo comunale, borsa, parlamento ecc. – e penso alle attese che avranno generato su di lei quei rinnovi di contratto per 7 anni.

Ripropongo il mio pensiero. Ogni tanto, io torno dai capi e chiedo come va il mio lavoro. Mi è sempre stato risposto che sono bravo e che mi vogliono tenere, ormai neppure ci credo più, anche perché quasi mai alle promesse sono seguiti i fatti. Mi domando soltanto perché al Corriere non hanno detto sei anni fa a Paola: “non sei capace, preparati a essere scavalcata sempre”. Forse avrebbe subito puntato a fare altro.

Cosa aspettano al Corriere, come a Repubblica, come al Messaggero o in tutti i giornali e giornaletti di provincia? Perché non fanno la selezione all’entrata “tu bravo, ci puntiamo. Tu fai schifo, prova da un’altra parte”? Oggi gli aspiranti giornalisti aspettano 10-12 anni, almeno quelli che possono permetterselo economicamente, o sono bravi a portare avanti molte collaborazioni insieme. Io, forse, dovrò aspettarne 22? Anzi dovrei, perché non ho idea di come potrei fare!

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