Una nuova classe politica ignorante?

Renzi alla Ruota della Fortuna

Renzi alla Ruota della Fortuna

In tanti criticano i protagonisti della Leopolda, chiamati da Renzi. Brizzi, Gori, Nesi, gente conosciuta per il successo ottenuto, poco per le idee. Anche nel 1992 Berlusconi era accusato di essere ignorante e circondato da ignoranti. Oggi Confalonieri detta la linea del paese. Perché?

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Il piano casa: una pista da sci al posto degli alberi

La governatrice Renata Polverini

La governatrice Renata Polverini

Abbattere una foresta per fare una pista da sci. E’ uno dei punti del piano casa della giunta laziale. Il governo si è opposto, e gli assessori regionali Pdl si sono dimessi.

C’è da dire che da Palazzo Chigi non arriva la richiesta di cancellare l’intero piano, ma di rivederlo in alcuni punti. Tra gli altri, quello per cui si prevede di edificare nel parco del Circeo. Se lo facesse un privato cittadino, lo chiamerebbero abusivismo. Se lo fa la politica, le chiamano “politiche abitative”.

Più che un governo, è un cabaret

Le celebri corna al meeting Ue

Le celebri corna al meeting Ue

Rotondi che parla di «blogghisti e inernettauti». Frattini che si vanta on line di aver stretto la mano a Obama. Gelmini che inventa tunnel dalla Svizzera all’Abruzzo. Sorge il dubbio che facciano apposta: per imitare un Capo che ha fatto della gaffe il suo stile comunicativo

Più che un governo, è un cabaret
da l’Espresso on line del 28 settembre 2011)

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Alemanno e i cartelli “meno allagamenti”

iAllagamenti a Roma

Allagamenti a Roma

Nel 2009 stavo a Roma e la città si allagò due volte. La prima era inverno, un tassista mi disse “è colpa di Veltroni, Alemanno è appena arrivato”. La seconda era estate, Alemanno disse che stava risolvendo il problema delle fogne. Ieri era il 20 ottobre 2011 e il mare di Ostia è arrivato fino al Colosseo.

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15 ottobre: “Non sono stato io”

Un teppista durante la manifestazione

Un teppista durante la manifestazione

Accusiamo i politici italiani di non ammettere i loro errori. Il coordinamento 15ottobre ieri ha organizzato una manifestazione degenerata in guerriglia. Ma nessuno di loro ha detto di aver sbagliato o di aver sottovalutato i rischi. Anzi, hanno accusato altri, dalla polizia al ministero ai servizi segreti.

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Non ti paga e ti querela: storie di giornalismo precario

Il presidio in Palazzo Vecchio

Il presidio in Palazzo Vecchio

Ha scritto sul suo blog di informazione locale che il settimanale per cui lavorava era ben fatto, ma non lo pagava. L’editore l’ha chiamato annunciandogli una querela da 70mila euro. E’ successo a Lorenzo, giornalista di Milano. Quando l’ha raccontato in un convegno nazionale, nessuno dei sindacalisti presenti si è alzato per dirgli “parliamone”.

Quella di Lorenzo è una delle tante storie raccontate durante il convegno dell’Ordine dei giornalisti per approvare la Carta di Firenze, un regolamento deontologico che tuteli i precari dell’informazione. Perché questo siamo, il freelance è un’altra cosa, per quanto a volte ci piaccia chiamarci così perché suona meno triste.

Come Lorenzo, molti altri hanno raccontato fatti spiacevoli realmente accaduti: gente cacciata dall’oggi al domani per aver litigato col capo (è permesso, ahimè), gente minacciata dalla malavita e non difesa dai colleghi, gente sfruttata per 2 euro a pezzo e poi scaricata quando ha chiesto un aumento. In nessun caso un sindacalista si è alzato per parlare con queste persone. A dir la verità, escluso i vertici dell’Fnsi, c’erano pochissimi sindacalisti, quasi nessun membro di un comitato di redazione. Questo dimostra che l’interesse per i colleghi non contrattualizzati è basso, purtroppo. E la parola “basso” è una gentilezza.

Comunque la Carta ha un suo perché. Mette in chiaro che noi precari dobbiamo farla finita di accettare ogni condizione e che i responsabili delle redazioni che utilizzano precari sottopagati e senza diritti sono passibili di una sanzione disciplinare. Non è cosa da poco, un caporedattore punito deve lasciare il suo ruolo. Immaginarsi un direttore sanzionato: non potrà più firmare il giornale.

Si è parlato anche di legge sull’equo compenso, una novità che se verrà approvata permetterà di difendere pure i tanti giovani che sudano per ore in un’azienda qualsiasi e vengono pagati meno di una colf part-time, secondo la logica del “devi essermi grato, perché almeno ti do un lavoro”.

Esistono redazioni dove gli stagisti sono pagati 800 euro al mese, dove i collaboratori e i capiredattori quando escono per servizio ricevono un rimborso identico che ha un tetto massimo da lavoratore normale (niente hotel a 5 stelle, per intendersi) e che quando vanno in stato di crisi rinunciano ai tirocini invece che riempirsi di gente che lavora gratis. È il comunismo? No, è l’inglese Reuters.

C’è chi ha detto “Non lo faranno mai, nessuno punirà un collega, è una casta”. Ci sta, non siamo qui a sognare la vittoria della giustizia, questa è pur sempre l’Italia. Ma in qualche modo bisogna cambiarla, se non vogliamo invecchiare in un paese che non ci piace. E’ per questo che non ho fatto come molti colleghi, e al convegno ho deciso di esserci. E se un giorno, per errore, arriveremo noi a ricoprire un ruolo di responsabilità, guardiamo di non fare lo stesso sbaglio e di evitare le solite frasi “E’ la gavetta, ci siamo passati tutti”.

Vivere con 600 euro al mese per anni, anche dieci, crea una selezione naturale tra chi se lo può permettere perché ha i soldi di famiglia, e chi deve cambiare mestiere perché non ce li ha. Non è gavetta, non è un modo per vedere chi ha voglia di fare questo lavoro e chi no. E’ un’ingiustizia. E basta.

Quattrocchi: “Non siamo ai tempi del tenente Colombo”

Giuseppe Quattrocchi

Giuseppe Quattrocchi

“Noi ce la prendiamo con chi commette i reati, non ci è mai interessato il colore politico. Le intercettazioni servono, eccome”. Giuseppe Quattrocchi, procuratore di Firenze, difende lo strumento ora nel mirino della legge-bavaglio: “Costano, ma sono spese che lo Stato recupera. Le paga chi è condannato”. E dice: “Non possiamo più lavorare come il tenente Colombo”

Quattrocchi difende le intercettazioni
“Non siamo ai tempi del tenente Colombo”

di RICCARDO BIANCHI da Repubblica.it del 3 ottobre 2011

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