Pd, IdV e lo sciopero della stampa

Una foto che mi piaceva...

Oggi ho voglia di scrivere, sarà lo sciopero. E proprio di sciopero c’è da scrivere. Perché, per caso, ho chiamato l’ufficio stampa del Pd al Senato, che mi ha risposto. Niente sciopero (anche gli uffici stampa dovrebbero farlo). Chiamo quello dell’Italia dei Valori, e mi dice “oggi sono in sciopero”. Domande?

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Assessori pret-à-porter

Italia dei Valori

Italia dei Valori

L’idvina (si dice così?) Cristina Scaletti, eletta al Comune di Firenze nel giugno 2009 e subito scelta come assessore, si è candidata dopo 9 mesi alla regione ed è diventata assessore regionale. E il suo compagno di partito Fedeli ha fatto altrettanto. Ma in politica cosa si realizza in nove mesi?

A dir la verità della Scaletti si è sentito parlare nel 2009 come candidata alle Europee, dove non è stata eletta, ma è entrata con un ottimo risultato a Firenze. Le aspettative erano tante per questa dottoressa, finita nell’assessorato all’ambiente. In realtà in nove mesi non ha fatto poi tantissimo. E cosa ci si aspettava? In soli nove mesi…

Elenco quello uscito sui giornali. Ha stilato e fatto approvare le linee guida per contenere l’inquinamento, e entro giugno 2010 doveva dire come metterli in pratica. Lo farà, forse, un altro. Forse. Ha inaugurato un (o due?) giardino dedicato a Paolo Borsellino e alla sua scorta. Ha giustamente litigato col sindaco Renzi per chiedere un ticket per chi entra con l’auto a Firenze. Forse l’idea era criticabile, ma sembrava l’inizio di una discussione seria. Invece, è finita lì.  Che dire, il suo rapporto col sindaco è stato subito di scontro, e questo l’ha spinta ad andarsene. Ma la politica non era impegno per realizzare un progetto, un sogno?

D’altronde come lei, e forse anche peggio, ha fatto l’assessore Fedeli (sempre IdV) della provincia di Firenze, che dopo nove mesi si è fatto eleggere in regione e ha detto byebye.

Una conferma che, come dicono in tanti, l’IdV è un partito di opinione e non di amministrazione? Forse. Che non ha altri uomini da candidare alle varie elezioni? Forse. Che ha un’idea della politica basata sulle persone più che sui progetti? Forse.

Visto che l’assessore Scaletti è su Facebook, spero davvero che mi dia la sua motivazione.

Popolo Viola, Il Fatto, Annozero e gli scandali di Berlusconi. Ma poi vince la Lega Nord

Umberto BossiQuest’anno gli anti-Berlusconi hanno fatto molto parlare di sé. La nascita del Popolo Viola, del Fatto, gli interventi di Travaglio, la censura su Annozero, sono andati a braccetto con gli scandali, dalle escort a Trani, che hanno travolto il presidente del consiglio. Si va al voto e tutti si aspettano un boom del centrosinistra, o almeno di Di Pietro. Si va al voto, e si crede che Berlusconi possa cadere. Finisce il voto e si scopre che la Lega ha stravinto, di nuovo, che Grillo ha portato via voti al centrosinistra e molti si sono astenuti (e di questi, diciamolo, ai politici non frega un cavolo).

La domanda è dovuta: perché? Perché l’antipolitica non porta voti ai partiti veri e propri, ma ai movimenti. E, che ne voglia dire Di Pietro, il vero movimento italiano, quello che la gente sente vicino giorno dopo giorno è la Lega, e si sa da almeno dieci anni, ma nessuno sembra capirlo. La sinistra crede che quel tipo di populismo imploderà da solo. Imploderà in un momento di crisi? Un pensiero folle.

Ieri Il Fatto chiedeva un voto contro Berlusconi. Ma molti degli elettori di centrosinistra non hanno votato, perché disaffezionati da uno schieramento che non ha idee, non ha leader, e a cui è richiesto molto di più, in quanto a rettitudine morale, serietà e capacità politica, rispetto al PdL (i cui elettori, comunque, si stanno spostando verso la Lega, considerata più presente e più seria).

Altri hanno scelto Grillo, come quelli della Val di Susa, dove, a Susa, il movimento 5 stelle ha preso il 16%, la Bresso il 33%, ma ha vinto Cota col 46%. Che la Tav, invece, la vuole eccome. Insomma, hanno sparato sulla Bresso, decisamente pro-Tav, per ritrovarsi uno che neanche andrà a discutere con loro e la Tav la farà. Ma c’è l’idea che “sono tutti uguali” e allora chi se ne frega di chi vince. E questo nonostante il candidato del M5S sia un personaggio capace di dire su Radio Padania “noi dobbiamo stare vicini soprattutto ai nostri negozi che vivono la competizione di immigrati, regolari e non. Gli immigrati vanno aiutati a casa loro”. Insomma, un leghista mascherato.

Ho un’altra domanda da fare, però. Ma ha davvero vinto Berlusconi? Mica tanto. Il PdL è caduto al 26%, al pari di uno scarso Pd. I candidati vincitori Polverini e Scoppelliti sono finiani. Cota e Zaia sono leghisti. Formigoni è a sé, guida ed è spinto da Comunione e Liberazione. Resta Caldoro, in Campania, ma dietro c’è Cosentino e il suo sistema di potere molto poco chiaro. I candidati scelti in persona da Berlusconi – Faenzi, Bernini e Modena – hanno straperso, con distacchi anche del 23%. Peggio di tutti è andata al ministro Fitto, che ha candidato nella sua Puglia lo sconosciuto Palese, che ne ha prese da Vendola. E adesso Berlusconi è assediato dalla Lega, di cui non può fare a meno e che l’ha superato in Veneto. Ma Bossi è furbo, ha detto che l’unico partito che regge allo tsunami leghista è il PdL. Un modo per tenere tranquilli gli alleati mentre gli si porta via la base.

Ennesima e ultima domanda: ma l’opposizione? Forse accetterà che Berlusconi non cadrà da solo. De Magistris (IdV) parlava di un 9 a 3 di regioni per il centrosinistra. È finita 7 a 6. Lo faranno un ragionamento? Perché è inutile dire “Ma l’Italia dei Valori viaggia sul 9-10%”. Ha perso, come tutta la sua coalizione.

E il Pd, unica vera alternativa, visti i numeri, a Berlusconi, è in crisi vera. Aspetta che il Berlusconismo si estingua. Ma a quel punto sarà salita la Lega, che porta avanti un progetto e un sogno, il federalismo, e non sarà facile batterla. Se il Pd non si mette in testa che deve dare agli elettori un programma e un sogno, non andrà da nessuna parte. Infatti ha preso un +1% rispetto alle europee.

Basta con i candidati da Roma, che, come in Veneto, vengono doppiati dal centrodestra. Guidi un sogno di rinascita con un’idea seria, non spot elettorali dove ogni capetto dice la sua, ogni volta diversa. Basta con i candidati che si trasferiscono nella capitale e tornano solo per i voti. Basta con consiglieri comunali che non sanno neppure quali sono le zone degradate della propria città. È deprimente, i leghisti adorano il proprio territorio, lo vivono e lo conoscono.

Ma soprattutto, caro Pd, basta con la rincorsa agli operai. Non sei il Pci. Parla agli operai che ti vogliono ascoltare, ma soprattutto ai precari, ai giovani, ai liberi professionisti, ai piccoli imprenditori, a quelli che credono nella giustizia sociale, in un sistema liberale che dia a chi lavora e se lo merita, e non a chi è più furbo, il successo, in una democrazia partecipata e rispettosa dei cittadini. Proponi un sistema dove tutti possano crescere, investire e guadagnare, se sono in gamba.

Caro Pd, lascia perdere quelli, operai, imprenditori o chicchesia, che credono nel guadagno facile, nella strada più corta, nel “noi prima di loro”, dove “noi”, a seconda dell’insieme preso in considerazione, sono gli italiani contro gli immigrati, i lombardi contro gli altri italiani, i varesini contro i milanesi, i cristiani contro i musulmani, il giardino della mia famiglia contro quello dei vicini, io contro il fisco. Questi non ti voteranno mai, a meno che tu non la pensi come Berlusconi o la Lega Nord. Ma, in quel caso, voterebbero l’originale.