Sudafrica, questioni di football…

Usa

Tifosi Usa al mondiale di Sudafrica 2010

Che dire, cartellone da 100 e lode (sono giorni di maturità)…

Annunci

Pomigliano, il rischio giornalismo


Il Sindacalista

Guardando Pomigliano vedo due linee: un sindacato che crede di essere negli anni ’70 e uno che parla con gli industriali, ma non sa come. E nel mezzo molti lavoratori che rischiano di finire come i giornalisti: con un contratto che nessuno rispetta.

La Fiom parla di diritti, ma difende una realtà che non esiste. Il muro è iniziato fin da quando Marchionne ha parlato di “maggiore flessibilità”. E si è concretizzato quando è apparso l’accordo, che riporta il divieto di scioperare contro le regole del contratto dopo la partenza della produzione, anche per le sigle che quel contratto non lo avranno firmato. Comunque sono anni che la Fiom non firma i contratti nazionali dei metalmeccanici, perciò il muro è sempre alzato.

Dall’altra Fim e altre che andranno con la Fiat perché i lavoratori, dopo 24 mesi di cassa integrazione, vogliono lavorare. Ma non hanno ben chiaro, perché non lo sanno nemmeno i loro sindacati centrali, come relazionarsi con gli imprenditori, che proposte portare, se dare ai lavoratori delle quote azionarie dell’azienda, se dare più straordinari e quindi più soldi.

Ma in generale sembrano tutti disposti a difendere i lavoratori interni alle aziende, quelli a tempo indeterminato, quelli fissi, quelli già difesi. Una lotta fuori dal mondo, perché più diritti per i pochi vuol dire più precariato e meno diritti per molti. E questi molti, spesso giovani, odieranno il sindacato, visto come difensore dei vecchi.

In più le aziende se ne andranno, perché l’unico modo per battere le delocalizzazioni è migliorare la produzione e qui in Italia è praticamente impossibile chiedere ai sindacati di aumentare la produzione, c’è subito qualcuno che grida allo “schiavismo”. (Ripeto, a Pomigliano si producono 35 mila auto su una sola linea, in Polonia 280 mila. Useranno le fruste?)

Ma, come dicevo, si va verso il giornalismo. Nel mio settore (per quanto?) esiste un contratto pieno di diritti, zeppo. Eppure nessuno lo rispetta, vale solo per pochi anziani. Addirittura i giovani sono disposti a essere sottopagati e schiavizzati, pur di avere un lavoro. E quando si rivolgono ai sindacati, nessuno risponde. Anzi, rispondono più al Popolo Viola contro le intercettazioni, che a noi.

Ecco, il sindacato ha accettato questo negli anni, addirittura contratti diversi tra i vecchi e quelli che verranno dopo la firma dell’accordo (Repubblica 1997). Ora anche nelle nuove redazioni che aprono, i redattori (più sicuri) sono pagati 800 euro, molto sotto il contratto nazionale. Insomma, anche i ruoli sicuri, stanno diventando insicuri. Sarà così anche per altri settori? Speriamo di no…

escono Civoli e Bagni…

Marco Civoli e Salvatore Bagni

Ieri sera i peggiori dell’Italia sono stati Salvatore Bagni e Marco Civoli. Nell’ordine hanno continuato a dire che: “Cannavaro non ha sbagliato niente”, dimenticandosi il goal subito; “Montolivo e De Rossi hanno fatto una grande partita”, quando il centrocampo italiano non si è mai visto; “Camoranesi sta dando l’anima”, pur avendo fatto pena; “non era fuorigioco”, dimenticandosi che anche se la tocca un avversario, si calcola alla partenza della palla; “siamo stati noi i più pericolosi”, nonostante l’Italia abbia tirato in porta due volte. Lippi, cambiali

Cicchitto si taglia le ferie (per le intercettazioni)

Fabrizio Cicchitto

Cicchitto dice: “Sono disposto a lavorare anche ad agosto per il ddl intercettazioni”. L’anno scorso si sono presi 45 giorni di ferie, nel bel mezzo della crisi. Se il Paese ha bisogno, loro vanno al mare. Se ha bisogno il Capo, lavorano. Ma questo vale tutto l’anno.

Lamentarsi per mestiere

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

Oggi dice che con questa Costituzione non si governa. Se il tempo che passa a lamentarsi e a pensare leggi per se stesso e i suoi amici, Berlusconi lo spendesse per fare le riforme, i giornali non avrebbero spazio per parlare delle intercettazioni. E lui per stare al telefono.

Se 51 secondi per premere un tasto sono pochi…

Fabrizio Chicchitto

Fabrizio Chicchitto

Leggo stamani che il PdL si lamenta perché la votazione sulla costituzionalità del decreto per bloccare l’abbattimento delle case abusive di Ischia è durata SOLO 51 secondi. Colpa della Bindi, dicono. Ma a Bruxelles si fa in 10.

Mi sembra ridicolo. La maggioranza era tutta fuori aula, sapeva che alle 18:30 si votano le costituzionalità, gli sono dati 51 secondi e non c’è il tempo di votare? Certo che no, erano tutti fuori aula e hanno perso.  Quindi la colpa non è loro, ma di chi presiede la seduta, la Bindi. Come dire, non è che sono arrivato tardi, è che non mi hanno aspettato.

Peccato che a Bruxelles queste cose si votino ad alzata di mano con questi tempi: Favorevoli (3 secondi)? Contrari (3 secondi)? Astenuti (3 secondi)?. Se non si capisce dalle mani chi ha la maggioranza si va al voto elettronico così “Votate (5 secondi). Chiusa la vocazione”.  Da noi 51 secondi è poco?

Ecco perché il Parlamento è così bloccato, perché è come tutti gli uffici, pubblici e privati, di questa Italia. Perché ci vogliono giorni per firmare un foglio, minuti per una votazione. Insomma, perché è composto da fannulloni.

C’è crisi, studia per diventare badante

Dario di Vico

Dario di Vico

Il “mitico” Dario di Vico, spasimante dei distretti industriali e della politica (leghista) “padrone e lavoratore insieme”, ha scritto un editoriale sul non-lavoro giovanile che mette in chiaro la sua idea di scuola e lavoro, che io speravo estinta: gli ultimi a fare gli operai e le badanti, gli altri a studiare.

Sia chiaro, di Vico parte da un’idea che condivido: non tutti devono per forza andare al liceo. Molti si troverebbero benissimo a fare un tecnico, un commerciale, a studiare qualcosa di più pratico. Perché vi sono più portati, non perché sono scemi.

Ma io intendo lavori tecnici, non manuali. Parlo di periti esperti, non di operai. Invece lui finisce con una frase emblematica: “dati che vengono dal Veneto ci dicono che in queste settimane si cominciano a iscrivere ai corsi da badante e infermiere non più solo immigrati ma anche italiani. Evidentemente la recessione sta cambiando vecchie mentalità”.

Badanti e infermieri sullo stesso livello? Ma lo sa di Vico che gli infermieri sono laureati? Ma lo sa che quei corsi della regione Veneto sono per gli Asa-Oss, gli assitenti ospedalieri, gente che va solo a lavare il sedere ai moribondi? Ma lo sa che ci sono una marea di lavori da periti (che necessitano il diploma) e da laureati (come l’infermiere, appunto, ma anche l’educatore, l’ingegnere biomedico) dove manca manodopera?

Per trovare posti di lavoro disponibili non serve cadere fino all’ultimo gradino della scala sociale. O forse è solo uno stratagemma, il suo, modo per dire non “ciascuno trovi la sua strada fino da scuola”, ma “ciascuno si adatti ad avere la sua strada”? Non vorrei che da questo punto si tornasse all’idea “figlio di operaio, operaio anche lui”.

So che la Lega sta riportando in auge l’idea che “operaio e contadino è bello” e io credo che sia giusto, e che la destra e la sinistra borghese abbiano per troppi anni visto queste categorie come qualcuno da salvare, da redimere. Ma da qui alla società classista, ce ne corre.  Forse di Vico ha pisciato un po’ fuori dal vaso.

D’altronde, per come la vedo io, è un’abitudine. So che molti adorano la sua idea idilliaca dei distretti industriali, ma io la considero superata. All’università mi insegnavano che siamo nell’era del quarto capitalismo, quello delle medie aziende multinazionali che hanno battuto le altre del distretto e le hanno rese succubi, facendole lavorare per loro. Morta la capostipite, muoiono tutte.

Ma se avesse ragione di Vico sui distretti industriali come futuro, chissà che non abbia ragione anche sulla società classista.