Popolo Viola, Il Fatto, Annozero e gli scandali di Berlusconi. Ma poi vince la Lega Nord

Umberto BossiQuest’anno gli anti-Berlusconi hanno fatto molto parlare di sé. La nascita del Popolo Viola, del Fatto, gli interventi di Travaglio, la censura su Annozero, sono andati a braccetto con gli scandali, dalle escort a Trani, che hanno travolto il presidente del consiglio. Si va al voto e tutti si aspettano un boom del centrosinistra, o almeno di Di Pietro. Si va al voto, e si crede che Berlusconi possa cadere. Finisce il voto e si scopre che la Lega ha stravinto, di nuovo, che Grillo ha portato via voti al centrosinistra e molti si sono astenuti (e di questi, diciamolo, ai politici non frega un cavolo).

La domanda è dovuta: perché? Perché l’antipolitica non porta voti ai partiti veri e propri, ma ai movimenti. E, che ne voglia dire Di Pietro, il vero movimento italiano, quello che la gente sente vicino giorno dopo giorno è la Lega, e si sa da almeno dieci anni, ma nessuno sembra capirlo. La sinistra crede che quel tipo di populismo imploderà da solo. Imploderà in un momento di crisi? Un pensiero folle.

Ieri Il Fatto chiedeva un voto contro Berlusconi. Ma molti degli elettori di centrosinistra non hanno votato, perché disaffezionati da uno schieramento che non ha idee, non ha leader, e a cui è richiesto molto di più, in quanto a rettitudine morale, serietà e capacità politica, rispetto al PdL (i cui elettori, comunque, si stanno spostando verso la Lega, considerata più presente e più seria).

Altri hanno scelto Grillo, come quelli della Val di Susa, dove, a Susa, il movimento 5 stelle ha preso il 16%, la Bresso il 33%, ma ha vinto Cota col 46%. Che la Tav, invece, la vuole eccome. Insomma, hanno sparato sulla Bresso, decisamente pro-Tav, per ritrovarsi uno che neanche andrà a discutere con loro e la Tav la farà. Ma c’è l’idea che “sono tutti uguali” e allora chi se ne frega di chi vince. E questo nonostante il candidato del M5S sia un personaggio capace di dire su Radio Padania “noi dobbiamo stare vicini soprattutto ai nostri negozi che vivono la competizione di immigrati, regolari e non. Gli immigrati vanno aiutati a casa loro”. Insomma, un leghista mascherato.

Ho un’altra domanda da fare, però. Ma ha davvero vinto Berlusconi? Mica tanto. Il PdL è caduto al 26%, al pari di uno scarso Pd. I candidati vincitori Polverini e Scoppelliti sono finiani. Cota e Zaia sono leghisti. Formigoni è a sé, guida ed è spinto da Comunione e Liberazione. Resta Caldoro, in Campania, ma dietro c’è Cosentino e il suo sistema di potere molto poco chiaro. I candidati scelti in persona da Berlusconi – Faenzi, Bernini e Modena – hanno straperso, con distacchi anche del 23%. Peggio di tutti è andata al ministro Fitto, che ha candidato nella sua Puglia lo sconosciuto Palese, che ne ha prese da Vendola. E adesso Berlusconi è assediato dalla Lega, di cui non può fare a meno e che l’ha superato in Veneto. Ma Bossi è furbo, ha detto che l’unico partito che regge allo tsunami leghista è il PdL. Un modo per tenere tranquilli gli alleati mentre gli si porta via la base.

Ennesima e ultima domanda: ma l’opposizione? Forse accetterà che Berlusconi non cadrà da solo. De Magistris (IdV) parlava di un 9 a 3 di regioni per il centrosinistra. È finita 7 a 6. Lo faranno un ragionamento? Perché è inutile dire “Ma l’Italia dei Valori viaggia sul 9-10%”. Ha perso, come tutta la sua coalizione.

E il Pd, unica vera alternativa, visti i numeri, a Berlusconi, è in crisi vera. Aspetta che il Berlusconismo si estingua. Ma a quel punto sarà salita la Lega, che porta avanti un progetto e un sogno, il federalismo, e non sarà facile batterla. Se il Pd non si mette in testa che deve dare agli elettori un programma e un sogno, non andrà da nessuna parte. Infatti ha preso un +1% rispetto alle europee.

Basta con i candidati da Roma, che, come in Veneto, vengono doppiati dal centrodestra. Guidi un sogno di rinascita con un’idea seria, non spot elettorali dove ogni capetto dice la sua, ogni volta diversa. Basta con i candidati che si trasferiscono nella capitale e tornano solo per i voti. Basta con consiglieri comunali che non sanno neppure quali sono le zone degradate della propria città. È deprimente, i leghisti adorano il proprio territorio, lo vivono e lo conoscono.

Ma soprattutto, caro Pd, basta con la rincorsa agli operai. Non sei il Pci. Parla agli operai che ti vogliono ascoltare, ma soprattutto ai precari, ai giovani, ai liberi professionisti, ai piccoli imprenditori, a quelli che credono nella giustizia sociale, in un sistema liberale che dia a chi lavora e se lo merita, e non a chi è più furbo, il successo, in una democrazia partecipata e rispettosa dei cittadini. Proponi un sistema dove tutti possano crescere, investire e guadagnare, se sono in gamba.

Caro Pd, lascia perdere quelli, operai, imprenditori o chicchesia, che credono nel guadagno facile, nella strada più corta, nel “noi prima di loro”, dove “noi”, a seconda dell’insieme preso in considerazione, sono gli italiani contro gli immigrati, i lombardi contro gli altri italiani, i varesini contro i milanesi, i cristiani contro i musulmani, il giardino della mia famiglia contro quello dei vicini, io contro il fisco. Questi non ti voteranno mai, a meno che tu non la pensi come Berlusconi o la Lega Nord. Ma, in quel caso, voterebbero l’originale.

Il giovane, il vecchio, e una vita meravigliosa

Sono rimasto un po’ a secco ultimamente perché, come avrà capito chi segue il mio profilo facebook, è morto un caro amico, molto giovane. Questa morte mi ha fatto riflettere, anche perché qualche giorno prima avevo fatto un incontro altrettanto formativo.

Parto dall’ultimo fatto, il decesso. Chi se n’è andato era una persona speciale, a volte penso che fosse veramente un santo. Ma mi ha colpito di più quello che ha lasciato, un forte senso di vuoto nei suoi amici e un’altrettanta forte spinta a vivere. Mi sono accorto, per la prima volta così velocemente, che un seme sta portando i suoi frutti dopo essere morto. Perché l’esempio era vero, vissuto fino in fondo. Non erano parole, le sue, erano fatti.

È entusiasmante vedere che, nonostante una persona se ne sia andata, chi gli stava vicino vuole ricordarla attivamente, e col sorriso. Credo che ogni uomo dovrebbe vivere così, come Daniele, apprezzare in toto la vita, in tutte le sue sfaccettature. Tenere sempre il sorriso sulle labbra perché tutto è bellissimo, anche i momenti tristi, che nascondono sempre un lato positivo. Basta scoprirlo, come lui ha fatto, e, a quanto pare, ha insegnato a fare anche agli altri.

Ma una morte come questa mette mille interrogativi: lui ha fatto scelte grandi e giuste, ma io? Ma noi? Siamo come lui? Stiamo sbagliando? Forse un credente dovrebbe farsele tutti i giorni, specie un cristiano, il cui Dio è pure morto in una modo che definire tragico è poco. Però è inutile: per una persona comune, con uno spirito medio, e non mediocre, finché le cose non si vedono, non si capiscono fino in fondo.

Allora il mio pensiero è tornato all’altro incontro. Aspettavo il mio turno per una visita medica. Roba da poco, un’ecografia alla spalla. Esce dallo studio un anziano, con due stampelle. Aveva una protesi alla gamba, e me lo dice subito. Inizia a parlare e a lodare la qualità della sua protesi. Eppure mi aveva chiesto un minuto prima di girare una manovella sull’anca perché potesse sedersi. Ma lui era entusiasta, perché la paragonava alla gamba di legno dei mutilati di guerra o alla sfortuna dei poliomelitici, che vivono tutta la vita zoppicando, mentre lui aveva iniziato a 72 anni.

Io mi domandavo: ma come, ha una gamba finta, due stampelle, non cammina da solo e si siede con difficoltà, ed è felice? Sì, perché, a differenza di me, quell’uomo aveva vissuto una vita semplice, come mi ha poi raccontato, piena di difficoltà. Perciò, nella sua semplicità, ogni momento tranquillo era un momento bello, e quella protesi in fibra di carbonio era cento volte meglio del legno. Mentre io, a cui adesso, mentre scrivo, non sembra di stare bene, mentre in realtà sto benissimo, perché non ho niente che non vada, bè io mi accorgo solo dei momenti più o meno negativi (che poi sono pochi) e di quelli stupendi, di grande gioia, ma non mi accorgo che la mia quotidianità è sostanzialmente bella, felice. Per questo quel “guarda qua, è un miracolo” che quel signore ha pronunciato due o tre volte uscendo dallo studio mi ha fatto tanto pensare.

La vita è una cosa meravigliosa. Ma solo se è vissuta semplicemente. Davvero.

Lettera di Libera a Minzolini: Il TG1 ha censurato i 150.000 di Milano

Lettera di protesta di Libera

Così il TG1 tradisce il ruolo del Servizio Pubblico

Al Presidente della Rai Paolo Garimberti
Al Consiglio di Amministrazione della Rai
E per conoscenza alla Federazione Nazionale della Stampa Italiana
All’Usigrai
Al Comitato di redazione del Tg 1

La Fondazione Libera Informazione denuncia fermamente il modo vergognoso in cui il Tg 1, principale giornale televisivo del Servizio Pubblico, ha trattato la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle Vittime delle mafie che si è svolta a Milano il 20 marzo su iniziativa di Libera e di Avviso Pubblico.

Nell’edizione delle 13:30 il Tg 1 ha ignorato l’evento, mentre in quella delle 20:00 vi ha dedicato una notiziola di meno di trenta secondi, coperta da generiche immagini, in coda al notiziario e addirittura dopo la notizia dell’estrazione del lotto.

Si è ignorato così in modo offensivo e grottesco un grande corteo di 150.000 persone (cifre riportate dalla stampa di opinione come il Corriere della Sera e La Stampa) che si è svolto nel cuore di Milano riempiendo piazza Duomo, in ricordo delle Vittime delle mafie, presenti centinaia di familiari, per denunciare l’avanzata degli interessi criminali che mettono in pericolo la democrazia.

Il Tg 1 è venuto meno al fondamentale dovere di rappresentare la realtà nella completezza dell’informazione e al ruolo della Rai come Servizio Pubblico finanziato da tutti i cittadini.

Roberto Morrione Presidente della Fondazione Libera Informazione


Addio Splinder, con tanto di discussione

Wordpress logo

Logo di WordPress

E pensare che lasciare Splinder mi sembrava quasi un’eresia, tanto mi ci ero affezionato. Ma le cose belle durano poco, e con Splinder pochissimo. Aggiornamenti pubblicati con ore di ritardo, sistema sempre bloccato, ma soprattutto interattività e multimedialità pari a zero.

La goccia finale è stato il restyling del sito. Da quel giorno tutte le volte che riportavo su Facebook i post del blog appariva una immagine e l’indirizzo. E basta. Allora basta l’ho detto io. Per chi vuole, il vecchio diario lo trovate su http://www.staybehind.splinder.com. Per gli altri, godetevi questo scambio di e-mail con i nuovi gestori di Splinder, Dada

io: Gentile Splinder,dopo il cambiamento generale della sua interfaccia gestionale, la pubblicazione dei contenuti del mio blog su facebook funziona male. Non appare più il titolo con il sottotitolo, ma solo la foto del post e l’indirizzo del sito. Di solito succede con Youtube in alcune particolari circostanze, ma ora succede sempre con Splinder.Errore mio? Grazie

Dada: Buonasera, ti preghiamo di scriverci l’url del blog in modo da poter effettuare un controllo. Grazie. Saluti, La Redazione

io: staybehind.splinder.com

io (dopo cinque giorni di silenzio): Mi avete chiesto quale sia il mio blog: http://staybehind.splinder.com. Risolvete il problema perché sono lì lì per passare a wordpress. Splinder mi dà sempre più problemi e mi sto arrabbiando, sembra di lavorare su un sistema internet di prima generazione

Dada: Buongiorno, non generiamo pagine compatibili al 100% con la pubblicazione su Facebook, quindi può capitare che in alcuni casi il risultato non sia ottimale.

di rb