Gli studenti e i senatori

Di Pietro, Schifani e il costumino della Yespica

Di Pietro, Schifani e il costumino della Yespica

Studenti irrompono in Senato per protestare. Dura la reazione di Schifani: “Vergogna, avete svegliato tutti!”

Battute a parte, è emblematico che la gente non voglia più fermarsi davanti ai cancelli delle istituzioni. Vuol dire che da dentro non li ascolta nessuno.

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Paola Caruso, delusione

Precariato

Non ho apprezzato la fine della storia di Paola Caruso, la precaria del Corriere entrata in sciopero della fame per protesta. Dopo soli 5 giorni, ha smesso. Poi è andata da De Bortoli e non ha ricevuto niente se non promesse. Da oggi per i precari sarà tutto più duro.

Credo che lo sciopero della fame sia un’arma seria, di quelle che inizi come decisione estrema, dopo aver provato tutte le altre soluzioni. E la porti in fondo fino all’ospedale, rischiando veramente la vita. Paola invece non aveva parlato con i sindacati, con il direttore, con i capi. Si è buttata nello sciopero e l’ha interrotto quando ha iniziato a stare male. Come Pannella, non ha conquistato niente.

Infatti quando De Bortoli l’ha incontrata, non le ha assicurato nulla se non tante belle parole. E lei ha pure scherzato, per poi accettare di ritornare ad essere quello che era prima. Spero solo, per lei, che non abbia fatto la figura della discola, pronta a rientrare con la coda tra le gambe.

Ma quello che mi dispiace è che la protesta che tutti i precari  di tutte le categorie lavorative avevano adottato, si sia spenta con tanta facilità. E’ stata la nostra sconfitta e la vittoria di quelli che avevano accusato Paola di essere una stupida.

Da oggi se un giornalista precario proverà a protestare, sarà preso in considerazione solo dopo 5 giorni di sciopero della fame. Prima tutti dirannofarà come Paola”.

Il caso Caruso non è meritocrazia, ma sfruttamento

Paola in sciopero della fame

Paola in sciopero della fame

Dopo quattro giorni di sciopero della fame di Paola Caruso, le risposte di De Bortoli e del Cdr, le risposte al mio post, è il momento di un secondo pensiero. Non c’entra se qualcuno ha superato Paola. Sette anni in attesa, tra promesse e speranze, lavorando come una redattore, ma senza gli stessi diritti, è sfruttamento.

Molti blogger, soprattutto giornalisti, hanno detto che se lei è stata superata da un “pivello della scuola di giornalismo” forse lui se l’è meritato. Tra i grandi redattori se ne parla poco. Anche alcuni amici mi hanno detto la stessa cosa, ritrovandosi in quella categoria dei “pivelli”. Non mi interessa chi sia il ragazzo, se venga dalla scuola di giornalismo del Corriere, o se sia raccomandato. Mi torna in mente la mia coinquilina “pivella di una scuola”, che aveva alle sue spalle anni di abusivismo in redazione a Reggio Emilia. Ma, in questo caso, penso solo a Paola.

Andando sull’archivio del Corriere, vedo che scrive abbastanza (più i pezzi per il sito) per una collaboratrice senza un ruolo fisso – cioè non inviata in procura, palazzo comunale, borsa, parlamento ecc. – e penso alle attese che avranno generato su di lei quei rinnovi di contratto per 7 anni.

Ripropongo il mio pensiero. Ogni tanto, io torno dai capi e chiedo come va il mio lavoro. Mi è sempre stato risposto che sono bravo e che mi vogliono tenere, ormai neppure ci credo più, anche perché quasi mai alle promesse sono seguiti i fatti. Mi domando soltanto perché al Corriere non hanno detto sei anni fa a Paola: “non sei capace, preparati a essere scavalcata sempre”. Forse avrebbe subito puntato a fare altro.

Cosa aspettano al Corriere, come a Repubblica, come al Messaggero o in tutti i giornali e giornaletti di provincia? Perché non fanno la selezione all’entrata “tu bravo, ci puntiamo. Tu fai schifo, prova da un’altra parte”? Oggi gli aspiranti giornalisti aspettano 10-12 anni, almeno quelli che possono permetterselo economicamente, o sono bravi a portare avanti molte collaborazioni insieme. Io, forse, dovrò aspettarne 22? Anzi dovrei, perché non ho idea di come potrei fare!

La Precaria (di Roma) nemica della precaria (del Corriere) in sciopero della fame

 

Paola Caruso

Paola Caruso

Mentre Repubblica.it chiede di raccontare le scandalose offerte di lavoro precario, Paola Caruso, precaria da 7 anni al Corriere della Sera, ha iniziato uno sciopero della fame dopo essere stata sorpassata dall’ultimo arrivato. Ma alcuni colleghi nella stessa condizione l’hanno criticata di opportunismo!!!

Mi ha colpito una certa Rachele Zinzocchi. La tizia dice di essere precaria da 10 anni, sembra al Tempo, e si descrive come “Consulente LUISS attività web e editoriali, Social network & media manager R&D”. Quando uno racconta di avere troppi lavori, mi sorgono sempre tanti dubbi.

Insomma, la Zinzocchi ha risposto che “è troppo comodo” quello che fa la Caruso, mentre lei “lotta” da 10 anni, aggiugendo “Sciopero di fame e sete, così guadagno pure pubblicità? Ci riesco benissimo ma non è la soluzione”. A parte che, vedendo le foto, non glielo consiglierei proprio. Ma che cazzo di risposta è, nei confronti di una persona che lotta per quello per cui dovresti lottare tu?

Stimo molto quel Marco che sul blog di Gilioli ha commentato “Rachele, forse è anche grazie alle persone come Lei che le cose, soprattutto quelle ingiuste, non cambiano mai nel nostro Belpaese”. Non so che fine farà la Caruso, le auguro tutto il bene. Ma comincio a pensare che sia arrivato il momento di non piegarci più.

Io non sono nella sua condizione critica, il mio precariato dura da molto meno tempo, anche se è altrettanto vuoto di prospettive. Però la sostengo. E spero che se un giorno troverò un posto fisso, o almeno più sicuro, non diventi come quei vecchi che continuano a dire “un po’ di gavetta ti fa bene”, senza domandarti da quanto la fai, come vivi, e soprattutto chi sei.

Tutto il Fini minuto per minuto

 

una burla?

una burla?

Come si vede nella foto, messe una dopo l’altra, le prime pagine de Il Giornale e di Libero su Fini fanno paura. Intanto i blogger ne fanno le parodie. Ma c’è stata o no la campagna stampa contro il presidente della Camera?

 

 

 

Tutto il Fini (CLICCA SOPRA)

 

 

 

 

Dallo Scià a La Russa

Ignazio la Russa

Ignazio la Russa

Nel suo libro Shia-in-shia, Ryszard Kapuscinski racconta che lo Shia Reza Palevi sfogliava le riviste militari e comprava le armi che più gli piacevano, tra cui anche aerei e portaerei talmente costosi che neppure gli Usa si potevano permettere. Il tutto mentre l’Iran moriva di fame. Ora il ministro Ignazio la Russa tenta di copiarlo.

Si taglia sugli enti pubblici, sul sociale, sulla cultura, sulla scuola, sulla sanità, ma si aumentano di 200 milioni i fondi nella finanziaria per le spese militari rispetto al 2009. Mentre gli usa hanno deciso di rinunciare ai cacciabombardieri F35, noi diamo il via al loro assemblaggio.

Quando Prodi li comprò, la decisione fece molto discutere. Ma ora, che la crisi si fa sentire, perché La Russa non è intervenuto dicendo “meno soldi agli aerei e più soldi ai militari vittime di incidenti”?