L’ultimo regalo di Berlusconi alla diocesi aquilana

Monsignor d'Ercole

Monsignor d'Ercole

I soldi vanno per i centri antiviolenza sulle donne rovinati dal terremoto sono finiti in mano alla diocesi, per usarli per i consultori familiari. L’ha deciso Berlusconi a 8 giorni dalla sua departita. E parliamo di 3 milioni di euro

dal Venerdì di Repubblica
del 10 febbraio 2012
di Riccardo Bianchi 

L’allora governo di centrodestra era in crisi nera, una settimana ancora e avrebbe rassegnato le dimissioni per lasciare il posto ai tecnici di Mario Monti. Ma l’avere i giorni contati non ha impedito al presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, di firmare un ultimo, importante finanziamento alla Chiesa. Così l’8 novembre scorso l’ex premier ha emanato un’ordinanza per affidare un’altra parte della ricostruzione dell’Aquila alla curia abruzzese. Dopo i tre milioni di euro per le parrocchie “lievemente danneggiate” e l’incredibile scandalo della nuova Casa dello studente, costruita con soldi pubblici, ma gestita da una fondazione vescovile come se fosse una struttura privata, adesso è toccato al centro contro la violenza sulle donne.

Ormai tre anni fa, nel 2009, il ministro Mara Carfagna decise di stanziare tre milioni per le strutture che aiutavano le donne vittime di abusi nelle zone del terremoto. All’Aquila ce n’era già una, guidata da associazioni laiche, ma la speranza era di costruirne altre. Adesso metà di quei fondi saranno usati “avvalendosi delle diocesi abruzzesi che svolgono attività di sostegno ai nuclei familiari colpiti dal sisma del 6 aprile 2011”, recita l’ordinanza (sbagliando peraltro l’anno della tragedia). L’altro milione e mezzo, invece, andrà al consigliere per le Pari opportunità della Regione Abruzzo per realizzare “un centro poliedrico per le donne” anche fuori dai comuni colpiti.

La decisione del vecchio esecutivo ha scatenato la rabbia delle associazioni: “Dopo un lungo silenzio, spulciando tra le ordinanze scopriamo questo scippo, che mortifica le operatrici qualificate, impossibilitate ad agire perché lasciate senza finanziamenti” denuncia la portavoce del comitato Donne Terre-mutate, Simona Giannangeli.

Sul sito http://www.laquiladonne.com hanno dato vita a una petizione nazionale per chiedere un ripensamento al presidente della Regione e commissario straordinario, Gianni Chiodi. “Se nessuno ci darà ascolto, proveremo a rivolgerci al Tar, ma è complicato perché dopo tre anni siamo ancora nell’emergenza, con un commissario straordinario che ha quasi pieni poteri”.

Intanto i deputati Pd Paola Concia e Giovanni Lolli hanno presentato un’interrogazione al ministro Elsa Fornero per chiedere di rivedere la destinazione dei soldi. Per ora, intanto, altro denaro per la ricostruzione finisce così in mano alla Curia aquilana, guidata dal vescovo, monsignor Giovanni D’Ercole, nominato da Roma proprio dopo il sisma per gestire il grande afflusso di offerte private e soldi pubblici. D’Ercole, oltre ad aver creato una società per utilizzare i finanziamenti, è anche tra gli indagati per una sospetta truffa sui fondi statali per la ricostruzione, per aver rivelato “notizie segrete” sull’inchiesta.

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