Pillole amare, per Big Pharma

Farmaci

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Migliaia di informatori scientifici scaricati dalle multinazionali del farmaco e finiti in aziende fanstasma, destinate a fallire. Ma ora una sentenza fa giustizia e svela un copione bruttissimo. Quello che già raccontavamo due anni fa

«Lavoratori truffati»
e ora Big Pharma
inghiotte pillole amare
di Riccardo Bianchi e Paolo Casicci,

da Il Venerdì di Repubblica,
27 gennaio 2012 


La giustizia è lenta, ma infine arriva. In pillole. E pillole amarissime sono quelle che Big Pharma deve mandar giù in queste ore. Quella di Giovanna Battista e Alessandro Marigliano è una storiaccia di lavoratori scaricati, truffati e, solo adesso, riscattati dai giudici. Inizia tutto nel 2006, quando una serie di multinazionali del farmaco comincia a sbarazzarsi di migliaia di informatori scientifici, quei professionisti che battono a tappeto studi medici e farmacie sponsorizzando le medicine di marca.

Alla base della scelta c’è il nuovo giro d’affari, vorticoso, delle multinazionali, che puntano sempre più sugli ospedali, con la loro domanda di farmaci antivirali e salvavita, a scapito della medicina generale. E, allora, meglio sbarazzarsi di quel costo, ormai inutile, rappresentato dall’esercito di informatori specializzati nel far sentire il fiato sul collo ai medici generici. Già, ma come? I licenziamenti di massa fanno troppo rumore. Molto meglio trovare un’azienda disposta a rilevare i lavoratori, promettendo ai sindacati che il passaggio sarà indolore. Certo, il copione non può escludere che il nuovo «padrone» vada in crisi. Poco male, perché a quel punto scatterà la cassa integrazione e il costo dei lavoratori ceduti sarà accollato allo Stato.

Per realizzare questo disegno perverso, mancava qualcuno disposto a «comprare» centinaia di informatori. Big Pharma lo trova nella persona di Nicola Danzo, un brianzolo che nel ’99 ha fondato la Marvecs, piccola azienda che fornisce lavoratori interinali alle multinazionali. Già pochi anni dopo, sgonfiatasi la bolla del mercato interinale, i ruoli si invertono e Danzo inizia a comprare informatori dalle grandi aziende. Nel 2007, quando l’azienda ha già un buco di 18 milioni, ne rileva 443 da Pfizer: un intero ramo che la multinazionale del Viagra cede a Marvecs per mille euro. Sempre nel 2007, Danzo compra oltre 600 informatori da Astrazeneca, passando da 550 a 1200 dipendenti. Il buco, intanto, tocca i 65 milioni, e Marvecs diventa la prima azienda italiana per numero di informatori.

Il passo verso il tracollo è breve: per i dipendenti venduti dai big del settore – Roche, Wyeth, Pfizer… – scatta la cassa integrazione. Poi l’azienda fallisce e tra i lavoratori qualcuno si accorge che Marvecs non ha versato il Tfr. Il penultimo atto della vicenda è andato in scena la scorsa estate, quando il gip di Milano ha ordinato l’arresto di Nicola Danzo e dell’altro amministratore, suo fratello Francesco, per bancarotta fraudolenta.

L’ultimo atto, invece, sono due sentenze del giudice del lavoro di Latina che accolgono le richieste di risarcimento avanzate alla Wyeth da due degli informatori ceduti alla Marvecs, Battista e Marigliano. «Le sentenze smontano il giocattolo costruito da Big Pharma» spiega l’avvocato Francesco Siciliano: «Per i giudici, Wyeth non poteva ignorare l’assoluta inidoneità della Marvecs a mantenere gli impegni assunti con i lavoratori ceduti. Dunque, la multinazionale è responsabile». Anche il fronte penale potrebbe riservare nuove sorprese: i pm Luigi Orsi e Giovanni Ruta starebbero lavorando per accertare responsabilità delle multinazionali in questo scaricabarile. (r.bian. e p.c.)

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