L’ultimo “regalino” del centrodestra? Alla lobby delle armi

Un bambino soldato nel Congo

Un bambino soldato in Congo

Con un colpo di coda, la Lega cerca di favorire le sue aziende bresciane e togliere i vincoli al commercio internazionale delle armi.
La legge è ancora in discussione alla camera, ma da tempo il centrodestra tenta di semplificare la vendita, mentre manca ancora una norma per arrestare i contrabbandieri

L’ultimo “regalino” del centrodestra? Alla lobby delle armi

da Il Venerdì di Repubblica
del 25 novembre 2011

Riscrivere le norme sul commercio di armi, senza passare dal Parlamento. Per anni, è stato uno dei chiodi fissi della maggioranza Pdl-Lega: in provincia di Brescia, del resto, c’è la più alta concentrazione di aziende italiane produttrici di armi, e i parlamentari del Carroccio, si sa, sono sensibili al territorio… Così, un favore alla lobby delle armi è arrivato dalla vecchia maggioranza: in extremis, nel documento con cui ogni anno le Camere danno attuazione alla direttive europee. In quel testo, infatti, è finita una disposizione molto particolare: la proposta di far approvare al Parlamento una legge delega che affidi all’esecutivo le nuove regole sulla trasparenza del mercato delle armi.

Certo, ora al governo non c’è più chi ha a lungo caldeggiato la riforma, ma il rischio di una riscrittura delle regole che allenti vincoli e obblighi di trasparenza resta tutto.

La Rete italiana disarmo è preoccupata: “Già le norme in vigore sono a nostro giudizio troppo blande” dice Francesco Vignarca. “Per esempio, noi chiediamo che le compravendite tra Paesi diversi siano soggette ad autorizzazione, così da sapere sempre dove e a chi vanno gli armamenti prodotti”. Esiste poi un divieto di vendere agli Stati che violano i diritti umani, anche se già il governo Berlusconi nel 2003 aveva circoscritto la prescrizione al caso di “gravi violazioni”, “come se esistessero violazioni dei diritti umani più o meno gravi”, rincara la dose Vignarca. Tutte regole che potrebbe scomparire se un esecutivo decidesse di ascoltare la voce delle lobby: “Su un argomento così importante deve essere il Parlamento a dare le linee guida” ribadiscono dalla Rete.

Per quanto sulla carta l’Italia sia all’avanguardia sulla tracciabilità del percorso delle armi, in pratica non è così. Vari report di Amnesty International e dell’Onu dimostrano, anzi, che nostri armamenti sono arrivati anche in dittature come il Sudan. E la Rete punta il dito contro la mancata norma sui trafficanti internazionali: “Non possiamo arrestare un trafficante se non fa passare le armi dall’Italia, e la legge ancora non è stata cambiata”. È successo con Leonid Minin, sospettato di aver armato le guerre civili in Liberia e Sierra Leone, dalla cui storia prende spunto il film Lord of War con Nicolas Cage. Fermato nel 2001 a Milano, fu scarcerato perché i suoi armamenti andavano in tutto il mondo, ma senza valicare i nostri confini.

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