Il precario tra i disoccupati

San Precario

San Precario

Momento egocentrico. Vista la pubblicazione del viaggio di Fabio Tonacci tra le agenzie interinali alla ricerca di un lavoro, gli faccio i complimenti e ripropongo il mio viaggio con tanto di intervista a Giovanni, che Fabio ribattezza Mario. Un’esperienze tristissima per un superprecario.

Viaggio in cerca di lavoro
“Mah, forse è meglio che vai a Milano…”
Un cronista si mette in coda ai desk delle agenzie interinali. Ecco com’è andata. Intanto i dati raccontano che 2,6 precari per fare un contratto a tempo indeterminato
Riccardo Bianchi – Repubblica Firenze – 4 maggio 2011

Quasi 26mila assunti nel 2010 per 55mila missioni, come vengono chiamati nel settore i contratti temporanei. Nonostante i disoccupati in Toscana siano ancora più di 100mila, la cassa integrazione sia aumentata del 6,65% nel primo trimestre del 2011 rispetto all’anno scorso e l’occupazione sia destinata a crescere solo dello 0,5% all’anno, il lavoro interinale cresce a ritmi più sostenuti. Dopo un periodo di rallentamento, è ripartito anche in regione, dove nel 2009 si registravano 23mila lavoratori e 44mila missioni. La richiesta aumenta da parte delle aziende, anche se si tratta di contratti relativamente brevi. Secondo i dati di Assolavoro, l’associazione delle agenzie per il lavoro, i 26mila assunti equivalgono a 10mila dipendenti a tempo pieno. In parole povere servono 2,6 precari per fare un indeterminato.
Se qualcuno viene preso per periodi e orari lunghi, come otto ore al giorno per sei o dodici mesi, vuol dire che altri rimangono solo per pochi giorni o svolgono attività per poche ore alla settimana. Non a caso aumentano i lavoratori del 9%, ma le missioni schizzano a +25%. Più impiegati, ma ancora più precari. E i settori di più successo restano l’informatica e i servizi per le imprese, come i call center o le pulizie (13.524 missioni), alberghi e ristoranti (7.071) e le concerie (4.206).
L’aumento dei numeri non vuol dire che i disoccupati che si rivolgano alle agenzie interinali ottengano facilmente un’occupazione. I dati del 2007 (gli ultimi disponibili) dicono che su 5,7 milioni di curriculum arrivati in tutta italia, solo 600mila persone hanno trovato un impiego, anche momentaneo. C’è da dire che qualcuno potrebbe aver contattato più agenzie, perché la via crucis delle filiali è un percorso obbligato per chi ha bisogno di lavorare.

Anche noi abbiamo provato a farla. Quasi due mesi fa, tra la fine di marzo e gli inizi di aprile, siamo andati in cinque sedi di altrettante sigle, portando un curriculum vitae da giovane laureato, ma con esperienze lavorative. Età 25 anni, laurea triennale e specialistica in comunicazione, indirizzata al marketing. Un passato in una società di organizzazioni di eventi, con compiti di ricercare sponsor e finanziatori, in un’azienda che si occupa di creazione e gestione di siti internet, ma anche come cameriere serale, per arrotondare. Insomma, avevamo selezionato i settori più richiesti: commerciale, informatica, ristorazione.

Ogni volta abbiamo compilato il foglio di iscrizioni, riportando esperienze e interessi. Preferenze: settore di comunicazione e marketing, ma aperto a tutte le occasioni di lavoro senza troppi pregiudizi, specialmente se sono formative. Mentre scrivevamo, abbiamo assistito agli sfoghi delle addette al front office: «Questa qua ha chiamato anche oggi, dice che l’azienda non le ha dato i buoni pasto che le spettano e che si è rivolta ai sindacati». «Che noia  – risponde l’altra  – dille che non possiamo fare niente. Però pensiamoci prima di darle un altro contratto».

Giorno dopo giorno passavano i colloqui: i selezionatori iniziavano dando del tu e leggendo le esperienze: «sapresti sostenere un colloquio in inglese?», «Perché hai lasciato quel lavoro?», «Sei disponibile a fare il venditore?», «Accetteresti dei periodi di formazione o uno stage in azienda?». Pagato? «Dipende». Solo una volta ha vinto l’onestà: «Mi sa che con questo curriculum a Firenze trovi poco, dovresti andare a Milano».

Per concludere arriva la fatidica frase: «Ora confrontiamo le offerte con il tuo profilo, se troviamo qualcosa che potrebbe interessarti ti chiamiamo». Ma il telefono non ha mai squillato.

L’INTERVISTA

‘Sindacalizzati e laureati rompiscatole ecco le categorie scartate a priori’

GIOVANNI in un’ agenzia interinale ci ha lavorato per sei mesi. Uno stage da 300 euro mensili, ma svolgendo le stesse mansioni di un assunto. Dobbiamo usare un nome immaginario perché gli è stato chiesto di firmare una lettera di riservatezza, che lo obbligherebbe a non parlare dell’ attività che ha svolto. «Non vogliono che si raccontino i metodi usati per reclutare le persone, e soprattutto per scartarle». Meglio evitare le fughe di notizie, anche perché la concorrenza tra agenzie è fortissima e fanno a gara a rubarsi i clienti, cioè le aziende che cercano lavoratori. Un ex dipendente come Giovanni conoscei clienti, e potrebbe spifferarne i nomi a un’ avversaria. Un disoccupato che si rivolge a un’ agenzia può aspettare dei mesi senza essere ricontattatoo ricevere una chiamata dopo poche ore.

Ad incidere è soprattutto la fortuna: «Se il valutatore si innamora del candidato- spiega Giovanni – si ricorderà di lui quando arrivano offerte. Altrimenti archivia il curriculum». Se succede, il ragazzo può dimenticarsi la telefonata tanto attesa, a meno che il computer non risusciti il suo nome durante una ricerca. C’ è poi un altissimo rischio di non essere ritenuto affidabile: «Se succede, vieni scartato subito».

Tra le categorie all’ indice spiccano «i sindacalizzati e i sindacalizzabili, cioè quelli che chiedono troppe garanzie, partecipano a manifestazioni, hanno fatto parte di gruppi politici o studenteschi. Un buon selezionatore lo scopre facilmente, con un paio di chiamate». Poi ci sono i laureati «che sono visti come rompiscatole, perché sono esigenti e conoscono i loro diritti». A questi si aggiunge chi è vago nel raccontare le esperienze passate, chi ha cambiato troppo spesso lavoro, chi è stato troppe volte in malattia, ha chiesto molti permessi o le ragazze che sono rimaste incinte: «Le assenze le paga l’ agenzia, perciò preferisce evitarle».

Non va meglio neppure ai disperati e agli zerbini, quelli disposti a prostrarsi pur di avere uno stipendio: «Ce ne sono tanti che chiamano in continuazione, pregando di trovare un’ occupazione anche per loro. Ricordo ancora una donna, mi chiedeva di aiutarla e scoppiò a piangere. E’ stato un momento tristissimo, volevo dirle “ci pensiamo noi”, ma sapevo che l’ ordine era di cestinare il curriculum».

Uno degli obblighi è far credere a tutti che c’ è una possibilità di essere assunti a tempo indeterminato ogni volta che viene proposta un’ offerta: «Però io ho visto solo il 10%-15% dei contratti interinali diventare stabili». E non mancano i furbi, da entrambe le parti: «C’ è quello che non paga le maggiorazioni dei giorni festivi all’ immigrato ignorante e bisogna far finta di niente per tenersi buono il cliente. Ma ci sono anche gli “stalker”, persone che mandano il curriculum per tutte le offerte, o altri a cui trovi un’ occupazione, ma non si impegnano».

La meritocrazia è una meteora anche in agenzia. Pure qui, dove chi entra col curriculum in mano è spesso rassegnato a sentir parlare di call center, pulizie o catena di montaggio, ci sono i raccomandati: «Si dividono in due categorie – spiega Giovanni – i parenti e i selezionati». Questi ultimi sono lavoratori che l’ azienda ha già intenzione di assumere, ma preferisce farlo con un contratto interinale, così da non pagare le assenze e risparmiare sulle tasse (e i lavoratori ci perdono, perché una quota del loro stipendio va all’ agenzia). I primi, invece, sono proprio i figli, i nipoti, le mogli, insomma il tipico raccomandato: «Il datore accetta di avvalersi dei servizi dell’ agenzia, ma chiede in cambio di piazzare da Gucci o Valentino l’ amica con la passione per la moda o di trovare un lavoro al primogenito neolaureato in ingegneria». Insomma, persino nella massa dei superprecari interinali, gli «amici di» hanno più fortuna del laureato con merito.

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