L’Italia dell’arroganza, da Marchionne a Sgarbi

Sgarbi

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Le ultime apparizioni televisive di Sgarbi sono state qualcosa di raccapricciante. Arriva, urla, offende e va via. Stessa disocorso per Daniela Santanché, per le telefonate di Berlusconi o per i dibattiti politici in generale. E anche l’ad di Fiat ha dimostrato molta arroganza sui casi Pomigliano e Mirafiori.

Marchionne, soprattutto, ha deciso di rompere un contratto e attraverso un gioco burocratico superare un accordo. Per quanto uno pensi che avesse ragione o meno, non ha cercato il dialogo, ha messo il suo progetto sul tavolo e ha detto “non mi adatto a nessuna alternativa, fatelo voi”.

Ma ormai in tutto il paese si è diffusa la non-dialettica. Ai precari si dice “o fai così, o te ne vai”, ai giovani si dice “o ti adegui, o fai la fame, o vai all’estero”, i politici non cercano il punto di incontro o di argomentare le loro posizioni, ma sbeffeggiano gli avversari.

Io sono il primo a non essere umile. Ma forse è il momento di iniziare ad ammetterlo e a cercare di cambiare. Altrimenti possiamo continuare ad avere una società fatta di gruppi contrapposti, che non cresce, ma si divide.

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