Pomigliano, il rischio giornalismo


Il Sindacalista

Guardando Pomigliano vedo due linee: un sindacato che crede di essere negli anni ’70 e uno che parla con gli industriali, ma non sa come. E nel mezzo molti lavoratori che rischiano di finire come i giornalisti: con un contratto che nessuno rispetta.

La Fiom parla di diritti, ma difende una realtà che non esiste. Il muro è iniziato fin da quando Marchionne ha parlato di “maggiore flessibilità”. E si è concretizzato quando è apparso l’accordo, che riporta il divieto di scioperare contro le regole del contratto dopo la partenza della produzione, anche per le sigle che quel contratto non lo avranno firmato. Comunque sono anni che la Fiom non firma i contratti nazionali dei metalmeccanici, perciò il muro è sempre alzato.

Dall’altra Fim e altre che andranno con la Fiat perché i lavoratori, dopo 24 mesi di cassa integrazione, vogliono lavorare. Ma non hanno ben chiaro, perché non lo sanno nemmeno i loro sindacati centrali, come relazionarsi con gli imprenditori, che proposte portare, se dare ai lavoratori delle quote azionarie dell’azienda, se dare più straordinari e quindi più soldi.

Ma in generale sembrano tutti disposti a difendere i lavoratori interni alle aziende, quelli a tempo indeterminato, quelli fissi, quelli già difesi. Una lotta fuori dal mondo, perché più diritti per i pochi vuol dire più precariato e meno diritti per molti. E questi molti, spesso giovani, odieranno il sindacato, visto come difensore dei vecchi.

In più le aziende se ne andranno, perché l’unico modo per battere le delocalizzazioni è migliorare la produzione e qui in Italia è praticamente impossibile chiedere ai sindacati di aumentare la produzione, c’è subito qualcuno che grida allo “schiavismo”. (Ripeto, a Pomigliano si producono 35 mila auto su una sola linea, in Polonia 280 mila. Useranno le fruste?)

Ma, come dicevo, si va verso il giornalismo. Nel mio settore (per quanto?) esiste un contratto pieno di diritti, zeppo. Eppure nessuno lo rispetta, vale solo per pochi anziani. Addirittura i giovani sono disposti a essere sottopagati e schiavizzati, pur di avere un lavoro. E quando si rivolgono ai sindacati, nessuno risponde. Anzi, rispondono più al Popolo Viola contro le intercettazioni, che a noi.

Ecco, il sindacato ha accettato questo negli anni, addirittura contratti diversi tra i vecchi e quelli che verranno dopo la firma dell’accordo (Repubblica 1997). Ora anche nelle nuove redazioni che aprono, i redattori (più sicuri) sono pagati 800 euro, molto sotto il contratto nazionale. Insomma, anche i ruoli sicuri, stanno diventando insicuri. Sarà così anche per altri settori? Speriamo di no…

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