Chi vota Lega non si sente razzista

la Lega Nord, ai tempi della Padania

Che cos’è la Lega? La sinistra in Italia non l’ha capito. Prima D’Alema parlava di “forza di sinistra che raggruppava gli scontenti”. Ora l’accostano alla destra nazionale di Le Pen, come scrive Gad Lerner su Repubblica. Errori su errori. Perché la Lega ha creato una nuova destra e un nuovo razzismo, che non fa sentire razzisti chi la vota. “Non siamo migliori, siamo solo incompatibili”. Visione ristretta del mondo e localismo sfrenato nell’epoca dei cambiamenti globali. E lo spiega benissimo, come sempre, Daniele Sensi.


In un articolo su Repubblica, oggi Gad Lerner
accosta la Lega Nord al Fronte Nazionale del francese Jean-Marie Le Pen. Ecco, continuiamo a collocarla nell’estrema destra tradizionale, e della Lega non capiremo mai nulla. Perché sebbene alcuni suoi uomini provengano dagli ambienti neofascisti e sebbene con tali ambienti spesso condivida argomenti e battaglie, la Lega non è un partito neofascista. Sono semmai le formazioni classiche dell’ultradestra a star in parte “leghistizzando” il proprio linguaggio, ad esempio adottando, in luogo di un oramai impresentabile, schietto razzismo, il discorso “etno-differenzialista”: “non esistono popoli superiori o inferiori, tuttavia tra i popoli possono sussistere incompatibilità culturali superabili solo standosene ognuno a casa propria”.

Ed è per questo motivo che mentre in Francia, nonostante un forte consenso, Le Pen rimane ai margini della politica, da noi la Lega sfonda. Perché essa non vìola il tabù del fascismo, nè hanno la sensazione di violarlo coloro che la votano. Non solo la Lega non è nata a destra, ma Bossi ha avuto pure l’intelligenza di collocarla nell’alveo dell’antifascismo, rispetto al quale essa si presenta addirittura come l’ideale prosieguo: la Lega non disprezza la lotta partigiana, semmai ne esalta la settentrionalità.

Nella stessa Francia è sempre rincorrendo il successo leghista che parte della destra neofascista si sta convertendo all’ideologia identitaria e regionalista. Si pensi ai vari movimenti localistici che fanno capo al Blocco identitario: uomini che fino all’altro ieri militavano chi nella destra extraparlamentare, chi nello stesso Fronte Nazionale di Le Pen, e che oggi guardano al risultato delle nostre Regionali con invidia ed ammirazione. Si tratta di formazioni del tutto minoritarie, considerato il radicato e fiero sentimento nazionale dei francesi, cui tuttavia potrebbe riuscire ciò che non è riuscito a Le Pen: rompere l’isolamento, allacciare convergenze con i gollisti, partendo dalle municipalità. E’ ad esse che la Lega andrebbe accostata, perché è con esse che la Lega dialoga, è con esse che la Lega struttura la propria strategia europea.

La Lega non è nostalgica. E’ questo che la rende pericolosa.

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